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di A.Fiorillo, Roma
Non capisco il gran chiasso attorno all'utilizzo delle carte di credito su Internet.
Per portare a buon fine una transazione con questo metodo è necessario utilizzare
solo le 20 cifre "magiche" (16+4 per la scadenza), senza alcun bisogno di PIN, codici o
quant'altro.
Si fa un gran parlare della presunta "insicurezza" di questi numeri su Internet
ma nessuno mette il dito nella vera piaga, nel "mondo reale", dove la carta di
credito è esposta a ben più probabili furti. E non parlo della sottrazione
fisica del rettangolino di plastica (risolvibile col blocco della carta), ma delle
innumerevoli occasioni nelle quali i 20 numeretti passano di mano (e occhio) senza che quasi
ci si faccia caso.
Quando il cameriere porta via il piattino con il conto (e la nostra carta)
e torna dopo qualche minuto, nessuno (proprio nessuno) può garantirci che i numeri
non siano stati ricopiati da qualche parte... Peggio ancora: avete mai fatto benzina
pagando con la carta? Sì? E vi siete mai accorti che sulla vostra ricevuta appare in
chiaro e per esteso il numero della carta, spesso corredato dalla scadenza? E la matrice di
quella ricevuta dove va a finire (ve lo dico io: spesso in un piccolo contenitore aperto
sotto gli occhi di tutti)? E la ricevuta stessa? Magari appallottolata per terra (evviva la
civiltà), magari in un cestino... Non mi stupirei nello scoprire quanti numeri di
carte di credito si potrebbero collezionare "ravanando" nella spazzatura, senza
essere "hacker"!
Pagando tramite POS, come pensate viaggino i dati della
transazione? Tramite modem! Esattamente come su Internet. E allora! Perchè questo
terrorismo psicologico verso i pagamenti on-line? Con una semplicissima regola di buon senso
(verificare l'attendibilità del sito che vende la merce) i pagamenti via Internet sono
molto più sicuri di quelli fatti nel mondo reale. Tutto ciò non fa che frenare
ancora di più la già fortemente ritardata "esplosione" del libero
mercato sulla Rete, che vede l'Italia tuttora saldamente ancorata al Terzo Mondo del settore.
Tratto da Lettere a La Stampa del 29 Luglio 2000
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